Quale modo migliore di iniziare a parlare di skateboard e cultura ad esso correlata se non dal principio di questa affascinante disciplina.

Il tutto ebbe inizio nei primi del ‘900, quando la fantasia dei bambini dell’epoca portava a sperimentare nuovi tipi di soluzioni fai da te per occupare il tempo libero durante le giornate. A quel tempo, infatti, i giocattoli in generale erano molto costosi e non alla portata di tutti. Occorreva quindi ingegnarsi per sopperire alla mancanza di denaro. Qui nacquero i primi rudimentali “skateboard”, rappresentati da ruote di pattini attaccate ad assi di legno spesso ricavate dalle cassette del latte.

Gli anni del dopoguerra segnarono un’aspra competizione fra i vari produttori di giocattoli, i quali erano impazienti di uscire con la trovata adatta a catturare l’immaginazione dei ragazzini. Era solo questione di tempo prima che qualcuno trovasse del potenziale in quelle semplici ruote inchiodate a delle assi.

Era infatti l’alba del surf in California e non passò molto tempo prima che i surfer intuissero la somiglianza di quella nuova soluzione che permetteva loro nelle giornate di mare piatto di provare sensazioni simili alla surfata sulle onde.

I primi skateboard commerciali fecero la loro comparsa sugli scaffali dei negozi nel 1959 e quando Larry Stevenson, editore di “Surf Guide” iniziò a promuovere lo skateboard nella sua rivista le cose iniziarono a decollare. Makaha, la compagnia di Larry progettò il primo skateboard professionale nel 1963 e preparò una squadra per promuoverlo. E’ così, che presero vita le prime squadre di skaters. Furono organizzate le prime gare, si crearono i presupposti per una visibilità di massa e fecero la loro apparizione anche i primi finanziatori.

In breve tempo, però, la situazione precipitò, colpa dei materiali di scarsa qualità che spesso e volentieri causavano incidenti gravi per i malcapitati skaters. Tra i “difetti”, le ruote in argilla, che non garantivano una buona presa sull’asfalto e ben presto i comuni bandirono gli skateboard per le ripetute ripercussioni sulla salute dei giovani praticanti. Si avviò un periodo di stasi per questo sport che non venne però del tutto abbandonato.

Nel 1970 infatti, l’ingegnere Frank Nasworthy, ebbe l’idea vincente di montare delle ruote in uretano, sostituendo quelle in argilla. Il feeling fu subito immediato, le sensazioni richiamavamo molto di più la surfata sulle onde e la stabilità del mezzo era di molto migliorata. Era l’alba di una nuovo giorno per lo skatebord.

Molto presto anche produttori di truck come Indipendent , Bennet e Tracker iniziarono a migliorare i propri prodotti. Fecero la loro apparizione anche le prime grafiche sul deck delle tavole. Non si trattava più di un semplice sport, ma di un vero e proprio business. Non molto più tardi nacquero anche i primi skatepark. La pubblicità tramite le riviste specializzate e i numerosi contest organizzati portò lo skatebord a una visibiltà internazionale.

Skateare nelle pool era una pratica ricorrente e grazie alle sempre maggiori innovazioni tecnologiche gli amanti del vert riuscirono a proporre trick sempre più audaci e di impatto. Alla fine del 1970 Alan Gelfand fece il passo successivo, inventando “l’ollie”. Da quí, inizia la vera e propria nascita dello streetstyle. La nuova sfida era quella di portare i trick eseguiti in verticale sul piano.

Negli anni successivi però lo skate ebbe una nuova ricaduta dovuta alla comparsa di altri sport come la BMX , il windsurf e il rollerblade. Non ultimo, il fatto che i costi delle assicurazioni per i gestori degli skatepark erano molto alti e i ragazzi iniziavano a costruirsi da se le strutture disertando di fatto i park.

Questo però contribuì enormemente alla crescita dello streetstyle. Era ormai nata la cultura underground internazionale.

L’utilizzo dei primi video promozionali contribuì enormemente alla diffusione di questo sport e ben presto i ragazzini ebbero i lori eroi in atleti come Tony Hawk, Christian Hosoi, Lance Mountain, Neil Blender, Mark Gonzales, Natas Kaupas e Tommy Guerrero. A dar grande lustro allo street fu anche Rodney Mullen, i cui video stupiscono ancora oggi migliaia di fan.

Da li in avanti, lo skateboard non visse più grandi crisi. L’avvento della di tv via cavo, di internet e dei videogiochi, amplificarono sempre più la passione dei ragazzi di tutto il mondo per questa splendida disciplina. Ora esistono molteplici produttori di skateboard e attorno ad esso si è creato un business a 360° in cui nulla fa presupporre che si possano prevedere delle crisi future. La passione per questo sport e le sensazioni che lascia in chi lo pratica rappresentano il cuore pulsante dell’evoluzione di questa disciplina che attualmente conta milioni di praticanti in tutto il mondo.