Lo skateboarding è più di un semplice sport, può essere infatti paragonato ad una forma d’arte, in quanto piena rappresentazione di se stessi. Ogni skaters si esprime al meglio scegliendo la disciplina che più si adatta al suo carattere e alle sue capacità.

In questo senso lo streetstyle è una delle massime forme di espressione dello skate mondiale, dà a chi lo pratica totale libertà senza vincoli di sorta.

La sua nascita può essere datata attorno al primo periodo degli anni ’80 come conseguente evoluzione del freestyle, si passò infatti da uno skate inteso e praticato nelle pool e negli skatepark ad un nuovo genere di sport praticato in strada sfruttando tutto ciò che la città aveva da offrire a livello di infrastrutture.

Si iniziarono a disertare i park preferendo la frequentazione di piazze, campetti sportivi e quant’altro c’era a disposizione, gli ostacoli non erano più rappresentati da vert, ma da panchine, bidoni della spazzatura, scalinate, corrimano e qualsiasi altra forma di “impiccio” si sovrapponesse fra lo skater e la sua tavola. Divenne vero e proprio simbolo di un’intera cultura underground mischiandosi più di ogni atro stile con il punk che in quel periodo faceva i primi importanti passi verso un’accettazione di massa. È qui infatti che si creò un connubio davvero interssante, quello fra musica e skateboard, che favorì enormemente l’ascesa di enrambi nella coscenza popolare e nelle menti dei giovani teenager.

Ma la vera rivoluzione che segnò il passaggio dai trick sul vert a quelli su strada con la conseguente nascita dello street fu l’invenzione dell’ollie, da parte di Alan Gelfand, questo portò infatti un’evoluzione drastica nel modo di andare su tavola, grazie al successivo intervento di grandi nomi come Rodney Mullen, Jessie Martinez e decine di altri skaters che li susseguirono, i trick vennero ulteriormente perfezionati e ne furono inventati di nuovi. Ora era possiblie saltare grandi ostacoli facendo evoluzioni che sfidavano le stesse leggi della fisica e l’immaginazione di migliaia di ragazzini fu catturata da questo splendido sport.

Il crescente numero di praticanti ben presto destò l’attenzione dell’opinione pubblica, in molti casi furono adottati provvedimenti da parte dei comuni per bandire gli skaters dalle aree in cui veniva praticato, non di rado infatti si rendevano colpevoli di danni alle proprietà comunali o di privati cittadini, era ovviamente frutto delle azioni di qualche sconsiderato e maleducato ragazzino, non di certo di una molteplicità di sportivi che condividevano la stessa passione. I divieti e il clima di ostilità non furono certamente sufficienti a fermare il movimento, la collettività non poteva prendersela con il gruppo per le azioni di qualche singolo.

Grande importanza ebbero comunque le aree dedicate come gli skatepark che non vennero mai abbadonate dagli appassionati anche se sempre più spesso i ragazzini si ritrovavano a costruirsi da se il necessario come half o quarterpipe.

Chi pratica lo street conosce l’importanza di un skateboard quanto più personalizzato possibile, in questa disciplina è fondamentale un felling estremo con la propia tavola, l’esecuzione dei fliptricks infatti è fortemente legata a questo. La scelta comune è quella di utilizzare tavole corte e strette rispetto ad altre discipline, truck bassi, ruote di piccole dimensioni e elevata durezza.

La semplicità e spontaneità dello streetstyle lo rendono uno degli stili più affascinanti e di maggior impatto per le migliaia di ragazzini e da allora il numero di praticanti non ha fatto altro che aumentare.