Lo skateboard è piena rappresentazione di se stessi, sprona chi lo pratica a superare i propri limiti, in questo senso una delle forme più spettacolari ed adrenaliniche dello skateboarding è rappresentata dal “vert”.

Questa disciplina è stata una delle prime ad apparire e a conquistare il cuore di migliaia di appassionati, nacque in califonrnia verso la metà degli anni ’60, era infatti solo questione di tempo prima che qualche ragazzino annoiato non intuisse le potenzialità della propria piscina vuota . Il termine “vert” infatti non è altro che il diminutivo di vertical, cioè l’arte di andare in skate su pareti molto ripide, le prime pareti scoscese furono appunto quelle delle piscine. Qui nacquero le primordiali manovre spericolate che oggi tutti amano, la tendenza era infatti quella di lanciarsi dal bordo della piscina verso il fondo di essa per poi “carvare” sulla lunghezza totale della parete opposta. Le sensazioni che dava questo stile erano davvero uniche e ben presto molti skaters vi si appassionarono contribuendo alla consacrazione dello skateboard come vero e proprio sport e portando la siciplina del “vert” verso nuove vette.

La pool era il terreno verticale più praticato nella seconda metà degli anni ’70, ben presto fecero la loro apparizzione anche i primi skatepark, questo ovviamente contribuì molto alla crescita del “vert”. Gli skaters ormai erano capaci di manovre davvero audaci, non ci si limitava più a girare dentro la pool ma ci si lanciava oltre il bordo, praticando flip, grab e in aprticolare aerial. Tutto questo ispirò la costruzione di pool dedicate e create per lo skateboarding ed inserite nei migliori park dell’epoca.

Per molti fu uno svantaggio, chi non aveva una pool nelle vicinanze si dovette adeguare, aguzzando l’ingegno, e costruendo da sè delle rampe in legno. Questo inziale svantaggio si tramutò poi in un vero e proprio tocca sana per l’immagine del vert e per gli albori dello street. I ragazzi potevano costruirsi da se le rampe, ben presto molti erano in grado di effettuare trick ancora più adrenalinici sfruttando la maggior curvatura impressa alla propria rampa.

Negli anni ’80 le pool vennero un po disertate, gli appassionati preferivano l’uso degli skate park e delle rampe, avevano infatti delle superfici più adatte alla nuova generazione di trick. Grande influenza ebbero i contest dove star del calibro di Tony Hawk, Steve Caballero e Christin Hosoi facevano sognare migliaia di fans.

La passione del “vert” non si spense nel corso del tempo, la tv, le riviste e i contest tenevano alta l’attenzione, nuova linfa vitale arrivo poi nei tardi anni ’90, dove nuove star come Danny Way, Colin McKay e Bucky Lasek contribuirono alla creazione e diffusione di nuovi trick, lo street si era infatti evoluto e molti amanti del vert iniziarono una fase di contaminazione, ai semplici aerial precedenti vennero aggiunti i flip, tutto divenne più scenico e tecnico, gli skaters piegarono le leggi della fisica grazie a tenacia e abilità.

Il “vert” venne poi inserito nel programma degli X-Games, portando a questa disciplina ulteriore visibilità, nuove star da osannare e da cui trarre ispirazione e un notevole ritorno economico alimentando ulteriormente il business attorno a questo sport.