Mai come questa volta il destino di Nike ed adidas è legato ad un filo.

La Nike con Magista e l’adidas con la Primeknit infatti hanno deciso di puntare il futuro delle scarpe da calcio utilizzando nuove tecnologie basate sulla realizzazione della tomaia (la parte superiore della scarpa) con un solo filo e con il collare sempre più alto che le renderà simili a dei calzini. Magari vedremo la befana reclamare il copyright tra qualche anno…

Nel futuro prossimo potremmo davvero smettere di vedere ai piedi dei calciatori in televisione i tradizionali scarpini ed iniziare ad osservarli con delle calzature sempre più simili, ad una prima visione, a degli stivali che non a delle scarpe da calcio.

Il campo della sfida è veramente vasto: tecnologia, comfort, migliore controllo del pallone ma anche eco sostenibilità.

Andiamo ad analizzare i due gioiellini dal punto di vista tecnico.

La Primeknit è realizzata con un unico filo che viene “cucito a maglia” per realizzare la tomaia, consentendo ai produttori in fabbrica di non sprecare materiali e facendo la gioia degli amanti del green.

Rimuovendo tutti i pezzi “extra” la scarpa è più leggera e permette un migliore comfort ed un migliore controllo di palla (essendo il pallone “più vicino” al piede).

Un polimero liquido copre i “buchi” tra le maglie in modo da evitare l’ingresso di acqua.

La Nike Magista segue un processo produttivo simile, con una “forma” esclusiva (la forma, last in inglese, è il “manichino” sul quale viene costruita la scarpa), la tecnologia Flyknit ed un collare più alto, chiamato Dynamic Flit, rispetto alle tradizionali scarpe da calcio. La vera particolarità di questa scarpa è la totale assenza di linguetta (perche hanno messo i lacci? Li toglieranno in futuro come ha fatto la Lotto con le Zero Gravity?)

La realizzazione delle tomaie con un “unico pezzo” consente anche ai produttori di scarpe di essere più veloci nel terminare il prodotto.

All’utente finale questo aspetto può interessare di meno ma, riflettendoci un secondo, se il processo realizzativo di una scarpa è più semplice da mettere in atto, il prodotto si può finire in minor tempo ed arrivare a casa nostra (o in negozio) con più rapidità.

Quante volte ci siamo lamentati delle lunghe attese in passato?

Ma in mezzo a tutta questa rivoluzione non c’è davvero niente di vecchio? Ovviamente si: le suole sono rimaste in pebax ed almeno per il momento non avremo novità in questo senso. Essendo l’unica parte della scarpa che si “interfaccia” con il mondo esterno richiede maggiore attenzione e maggiori studi. Il sistema Traxion di adidas contro i tacchetti conici di Nike potrebbe essere oggetto di approfondimenti futuri, fateci sapere se vi interessa l’argomento.

Ma come sono, soprattutto ai piedi dei comuni mortali? Non le ho provate quindi non posso giudicare, in generale (dalle opinioni che leggo sul web) sembrano molto comode e permettono appunto un grande tocco di palla.

<<Sono molto calzanti, sembra di non averle e ti danno molta sensibilità. Leggerissime e per questo comode, anche se dentro il piede suda molto di più>> ci ha detto un giocatore amatoriale che ha provato le Magista. Le Primeknit essendo in edizione limitata saranno difficili da testare.

La mia perplessità, che poi è l’unico motivo per cui nel calcio non si sono potute applicare tecnologie che nel basket e nel running esistono già da anni, sta nella “solidità” dello scarpino: una scarpa da calcio infatti più di ogni altra deve potere sopportare degli urti e degli shock improvvisi dovuti ai ripetuti calci al pallone, più una scarpa è flessibile più questi urti vengono “assorbiti” dal piede anziché dalla scarpa, senza considerare pestoni e scontri durante le partite.

Non avendo avuto modo di calzarle e calciarci non mi esprimo più di tanto ma invito chiunque abbia avuto modo di giocarci a commentare qui sotto in modo da condividere la sua esperienza con tutti i lettori di Sportfarm

Questa è la photo gallery (le immagini sono prese dai siti internet nike.com ed adidas.com)